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Benvenuti sul sito di Verduzio.

Il sito nato, dalla collaborazione delle persone residenti nella piccola frazione del comune di Casal Velino (SA), ha lo scopo di informare ed intrattanere gli ospiti raccontanto la vita quotidiana degli stessi, con storie, immagini, video ed interviste. 
L'obiettivo e far sentire più vicine le persone lontane, che hanno, per scelta o per necessita, dovuto abbondare la frazione per intraprendere un lavoro o per portare a compimento il percorso di studio, e, tramite la nuova Associazione fondata nel 2016, farsi carico delle esigenze dei residenti e riportarle alle varie Istituzioni. Insieme, uniti, si può rendere migliore la Frazione!
1... 2... 3... Stella!

Alle spalle della frazione si erge il Monte Stella, si narra che la frazione sia edificata sulle "fondamenta" del monte, il suo crinale raggiunge i 1.131 mt sul mare. Sulla sua cima è edificata una piccola chiesa, dedicata alla Madonna del monte Stella. Sulla vetta si trovano delle rovine in pietra di indubbia origine medievale. La sua cima, però, è anche la sede di una Base LORAN (Onde radio LF a bassa frequenza)che viene utilizzata come base radar dall'ENAV  per il controllo del traffico aereo dei settori EST del Tirreno Centrale e del Tirreno Meridionale. IL radar è riconoscibile a km di distanza dal radome (struttura utilizzata per proteggere le antenne dalle condizioni metereologiche avverse), la grande cupola bianca posta sulla cima.

MONTE STELLA, AMICO O NEMICO?

Dal 1970 una selva di antenne e ripetitori, alcuni autorizzati, altri no, hanno invaso il recinto della cappella medievale dedicata alla Vergine. Un danno ad un luogo sacro, ad un bene culturale, alla salute e all'ambiente. Sono stati chiesti lumi all'Unesco, che nel 1998 ha inserito il Parco tra i beni "patrimonio mondiale dell'Umanitá", nel giugno del 2003.
La Commissione nazionale risponde ad ottobre. Il responsabile, ringrazia "per la segnalazione e l'interessamento", e informa che si è provveduto "a richiedere alle autoritá competenti maggiori dettagli riguardo ai fenomeni descritti (inquinamento elettromagnetico) in modo da poter correttamente riferire al Quartiere generale dell'Unesco". A settembre 2003 arriva il riscontro dell'Azienda sanitaria di Vallo della Lucania, dipartimento di prevenzione, che invia la nota per conoscenza all'Unesco e al Ministero per i beni e le attivitá culturali. L'ufficio fa presente che, "in merito all'ipotesi di inquinamento di onde elettromagnetiche determinato da antenne radio base, sia il Dipartimento che l'Arpac hanno effettuato rilievi e, in alcuni casi, hanno determinato la delocalizzazione dei presidi ricetrasmittenti". 
Per la cronaca, dalla misurazione emersero livelli di elettromagnetismo superiori di dieci volte ai limiti. I cinque comuni che si dividono la cima del monte furono inviati a vietare l'accesso in vetta alla popolazione con ordinanza. "Spetta ai comuni, in prima battuta, rilasciare le autorizzazioni ai fini paesistici per gli interventi riqualificativi dei territori vincolati". 
Nel dicembre 2003 interviene la Soprintendenza con nota del soprintendente e del responsabile dell'area di coordinamento del Parco, . "Il problema da lei posto  è ben conosciuto. Oltre al segnalato inquinamento di tipo elettromagnetico, alcune installazioni (in particolare gli elettrodotti) sono di indubbio impatto paesistico-ambientale. Per tale motivo questo ufficio ha da tempo avviato un'opera di sensibilizzazione degli enti locali al fine di contemperare le esigenze di infrastrutturazione del territorio con quelle, insopprimibili, della tutela paesistico ambientale". 
Tratto da un articolo di Rosamaria Morinelli.
Cilento terra da salvaguardare.

La Terra dei Fuochi non è solo quella zona delimitata tra le province di Napoli e Caserta. L’orrore ambientale tutto italiano più sconcertante dell’ultimo decennio, per tanti diversi aspetti, si estende, in realtà, fin nelle province di Salerno, Benevento e Foggia. E nella provincia di Salerno, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in quello che è il secondo geoparco più grande d’Italia, troviamo l’altra Terra dei Fuochi, quella a sud di Salerno, la seconda delle quattro direttrici lungo le quali è avvenuto lo smaltimento illegale dei rifiuti.
 
Da tempo si conosceva la verità, da anni si parlava di fusti interrati, di terreni maleodoranti, di strane malformazioni. Ci si interrogava sul perché di tante malattie. Poi nel 2007 la svolta. La Procura di Santa Maria di Capua Vetere dà il via alle indagini che portano alla luce la gestione illecita dello smaltimento dei rifiuti provenienti dall’Italia e dall’estero. Quello raccontato nelle novantatré pagine dell’atto di accusa è un sistema criminale radicato e ramificato, sul quale si sono costruite fortune giocando sulla salute della gente. Accuse circostanziate, fondate sul contenuto di centomila intercettazioni telefoniche riscontrate da filmati, sequestri e fotografie. Trentotto le persone coinvolte nel giro di corruzione, tra gestori degli impianti di compostaggio, imprenditori, titolari di laboratori di analisi, autotrasportatori e agricoltori, per i quali c’è un processo in atto che rischia la prescrizione.

In Italia, il tumore della tiroide è il quarto per prevalenza preceduto dai tumori della mammella, del colon-retto e dell’utero. Tra i fattori di rischio, è noto e accertato quello rappresentato dall’esposizione a radiazioni, sia nelle persone sottoposte a radiazioni terapeutiche sia esposte a materiale radioattivo, come nel caso del disastro di Chernobyl. E per la portata delle conseguenze sull’ambiente e sulla salute delle persone la Terra dei Fuochi è paragonabile solo a Chernobyl, la città ucraina tristemente nota per il disastro ecologico provocato dallo scoppio del reattore nucleare.
 
Nella zona del salernitano, negli ultimi vent’anni, le malattie oncologiche sono aumentate in maniera esponenziale. Non ci sono ancora dati certi al riguardo e le mappature rese note al pubblico non corrisponderebbero alla realtà. Ma la correlazione tra inquinamento ambientale da rifiuti, patologie tumorali e mortalità ha ragione di esistere in questa terra.
 
Un vero e proprio attentato alla salute pubblica quello che si è consumato a partire dagli anni Novanta in questi territori a sud di Salerno. Dietro a quelli che un tempo erano paradisi di natura incontaminata, gli stessi dove ha avuto origine e si è sviluppata la dieta mediterranea, oggi si nasconde solo un cimitero di rifiuti. Da anni si sapeva, si raccontava di terre inquinate, maleodoranti, pericolose. Episodi come quelli di qualche ignaro malcapitato, che, incautamente, ha raccolto delle verdure in uno dei terreni contaminati ritrovandosi con ustioni ai piedi e alle mani, si sono fatti passare quasi come leggende, storie fantascientifiche, magari come quelle raccontate ai bambini per vietare loro di andare a giocare in quei posti. Già da tempo si era al corrente della presenza di rifiuti tossici, ma tutti hanno taciuto o sono stati messi a tacere, compreso l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che dal 1996, all’epoca ministro dell’Interno, era venuto a conoscenza della Terra dei Fuochi pensando bene, però, di secretare tutte le informazioni. Anche tra gli abitanti si vociferava di strani sversamenti di concimi nel cuore della notte, di pesci morti nei fiumi, di strade dove i bambini nascevano con le stesse malformazioni e quando nel 2007 è partita l’indagine da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere, quei bisbiglìi di fantomatici pericoli si sono trasformati in una agghiacciante e tangibile realtà.

Le accuse del sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie sono gravissime: associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti ambientali, traffico illecito di rifiuti speciali, disastro ambientale doloso che determina «palesi, evidenti, gravissime conseguenze negative e pericolose per la salute dei cittadini», gestione illecita di rifiuti inquinanti dispersi nell’ambiente, danneggiamento aggravato, falso e truffa aggravata ai danni di enti pubblici. Tutte attività commesse in associazione, attraverso una conduzione e una gestione illecita, da cinque aziende: la Naturambiente di Castel Volturno (Caserta), la Sorieco di Castelnuovo di Conza (Salerno), la Frama di Ceppaloni (Benevento), l’Ecologia Agizza di Napoli e la Espeko di Quarto (Napoli).
 
Grazie alle intercettazioni di centomila conversazioni telefoniche, decine di ore filmate dai carabinieri del Noe, pedinamenti e blitz si è potuta svelare la catena criminale che stava dietro allo smaltimento in Campania dei rifiuti provenienti sia dall’Italia che dall’estero. Si tratta di tonnellate e tonnellate di rifiuti tossici che dovevano essere smaltiti negli impianti di compostaggio di proprietà delle cinque ditte coinvolte. Invece di produrre il cosiddetto compost, si legge nel decreto del Gip, «si procedeva alla famelica ricerca di terreni agricoli sui quali scaricare i rifiuti speciali che agricoltori compiacenti accettavano di infossare nei propri terreni in cambio di circa seicento euro a viaggio». Ovviamente corrotti anche i laboratori di analisi che falsificavano i certificati Fir, quelli che servono per identificare i rifiuti, «attestando l’avvenuto e corretto smaltimento di rifiuti provenienti dagli impianti di depurazione e compostaggio», leggiamo ancora nel decreto. Il tutto per un giro di affari stimabile, soltanto nel periodo dell’attività illecita monitorata, dal gennaio 2006 al luglio 2007, in cinquanta milioni di euro.

Nel decreto del sostituto procuratore Ceglie c’è anche la lista dettagliata dei rifiuti interrati e dispersi nell’ambiente. Si tratta di scarti di tessuti vegetali, urine e letame di animali, fanghi derivanti da trattamenti di lavaggio, sbucciatura, centrifugazione, distillazione di bevande alcoliche, ceneri di carbone, imballaggi di carta e cartone, miscugli di cemento e ceramica, scarti dall’eliminazione di sabbie, rifiuti di mercati e mense, reflui di acque urbane e industriali. E poi, soprattutto fanghi da fosse settiche di ospedali, abitazioni civili e persino di navi approdate al porto di Napoli. Ifanghi tossici provenienti dal ciclo di lavorazione dei quattro impianti di depurazione campani, ovvero quelli di Napoli Ovest (Cuma), Napoli Nord (Orta di Atella), Area casertana di (Marcianise) e Mercato San Severino (Salerno).
 
Eppure, come se tutto ciò non fosse già abbastanza raccapricciante, si corre anche il rischio che il processo cada in prescrizione. Cominciato nel 2007 a Santa Maria Capua Vetere, poi trasferito a Salerno, il processo Chernobyl rischia, per effetto della legge Cirielli, di non riuscire a portare dietro le sbarre i colpevoli. Il reato più grave di disastro ambientale contestato ai trentotto imputati tra imprenditori, autotrasportatori e agricoltori, si prescriverà, presumibilmente, entro maggio 2019. La prescrizione è già avvenuta per alcuni reati minori. Le parole del giudice Dolores Zarone nel corso di un’udienza nel tribunale di Salerno sono eloquenti: «Questo processo è morente».
 
«Voglio un risarcimento da tutti i sindaci, amministratori, onorevoli, assessori che hanno detto sì per un voto; da chi si è arricchito, vendendo un pezzo di terra per trasformarlo in deserto, da tutti, i vicini e lontani valdianesi, che non hanno saputo apprezzare, proteggere la mia e la loro terra».
 
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